More servicesWindows Live
HomeHotmailSpacesOneCare
 
MSN
Sign in
 
 
Spaces home  ÐromeÐario™>>>>>>>>>PhotosProfileFriendsBlog Tools Explore the Spaces community

Blog

July 13

W a i t i n g M a n (Portraits)

 

 

L’uomo che aspetta

 

Non sta  aspettando nessuno, il giovane uomo seduto su una sediolina minuscola all’ingresso del “tabacchino” di Oronzo, eppure l’atteggiamento della sua schiena, il mento e la testa appoggiati sulla L formata da pollice e indice, lo sguardo fisso in mille e nessun pensiero perso nell’immaterialità del tempo, sembrano suggerire il contrario.

Magari aspetta solo uno dei suoi compari che gli chiederà di fumare l’ennesima sigaretta insieme a lui, a sua suocera che ha rotto i coglioni, alla Fiat Ritmo che lo ha lasciato vedovo, agli sbirri che gli sono quasi addosso per quei pochi etti di “fumo” che ha ancora da piazzare, al gran prurito al culo che sente soprattutto d’estate e alle bestemmie che fanno sempre allegria. Finirà così, il tempo di una bionda Nazionale, se il compare andrà di fretta e avrà da prendere u p’ccìnn dalla nònn. Il nostro giovane eroe invece potrebbe essere lì in attesa di un suo più stretto simile, (non propriamente) senecamente oziante, appena sceso in strada dopo la pennichella post-pranzo per condividere insieme ai suoi colleghi una rigenerante birra Raffo gelata.

Nelle vicinanze uno studio tecnico, un forno, condomini. Macchine parcheggiate a pettine che pettinano e spettinano il marciapiedi. La gente si muove, la musica cresce… e ancora un’altra birra viene giù. Fa caldo e tutti sono indaffarati e sudati. Ma il nostro amico non sembra curarsene. Sbottona ancora un po’ la camicia e si passa un fazzoletto di stoffa sulla fronte, si affaccia un attimo dentro da Oronzo per insultarlo, ride di gusto e poi saluta qualche passante.

La sera arriverà e Oronzo abbasserà la saracinesca per tornarsene a casa.

Il nostro giovane amico si guarderà un attimo attorno, si gratterà il sedere, e penserà alle birre che si giocherà a carte al bar sotto il viale del passeggio.

Non penserà affatto.

July 06

A l l e g r e f r i v o l e z z e f u n k y

 

 

piu' ti guardo e piu'
mi viene voglia di mangiare
mangio amore
ho fame
ho fame


io sono uno che potrebbe
vivere anche fino a cent'anni
perche' mangio bene
mangio amore
io sono come un vero buongustaio
e non sono mai sazio
perche' mangio bene
mangio amore
buon appetito
e cibati dei baci miei
piu' ti guardo e piu'
mi viene voglia di mangiare
mangio amore
come antipasto
pane amore e fantasia
l'appetito vien
mangiando e adesso ho fame
ho fame
mangio amore
io sono l'ape e tu il fiore
mangio amore
io mangio te
che sei il mio menu' del cuore
mangio amore
come la lollo e la loren
per una dolce vita
che vivro' solo con te
io sono uno che potrebbe
vivere anche fino a cent'anni
perche' mangio bene
mangio amore
io sono uno che
potrebbe amare come mastroianni
mangio bene
mangio amore
ti mangio con gli occhi
sei gia' nuda e non lo sai
mangio molto ma non sono
mai alla frutta
per digerire bene
voglio mordere la ciccia che hai
all we need is love
amore adesso ho fame
ho fame
mangio amore
io sono l'ape e tu il fiore
mangio amore
io mangio te
che sei il mio menu' del cuore
mangio amore
come la lollo e la loren
per una dolce vita
che vivro' solo con te
mi cibo dei baci che dai
tu ti cibi dei baci miei
mi cibo dei baci che dai
tu ti cibi dei baci miei
ho fame
ho fame
ho fame
mangio amore
io sono l'ape e tu il fiore
mangio amore
io mangio te
che sei il mio menu' del cuore
mangio amore
come la lollo e la loren
per una dolce vita
che vivro' solo con te

Mangio amore - Ridillo

Ieri sera ho visto i Ridillo in concerto... - . -

In  ascolto: Ridillo - Mangio Amore

May 30

soliloquacità temporanea indotta

 
 

-          “…senti un po’…ma…tu mi senti?!?!”

-          “ovvio che ti sento.”

-          “ma…io…”

-          “si, lo so, non stai parlando. Adesso, perlomeno. Io ti ascolto sempre, anche quando parli.”

-          “no, è che me lo chiedo sempre.”

-          “e io ti rispondo.”

-          “a questo punto mi chiedo se tu non sia una sorta di panacea. Forse non esisti. Sei un parto dell’intransitività. Allora è vero che sono l’unico che mi capisce.”

-          “cogito ergo sum”

-          “e daje… troppo facile citare i grandi. E perché non carpi il diem? Eh? Non carpisci, no, non lo carpisci proprio. Io lancio sempre l’amo ma non lo raccoglie nessuno. Si dice così?”

-          “e che cazzo ne so io?”

-          “ma che parlo a fare con te?...”

-          “infatti non stai parlando.”

-          “no. Infatti, ma tu ascoltami, ti prego.”

-          “sono qui sempre a tua disposizione.”

-          “chiedimi come sto.”

-          “come sto?”

-          “bene, grazie.

 A parte la macchina, che ieri l’ho prestata a mia suocera e quella è entrata in un camion della nettezza urbana a 80 km/h (ne è uscita illesa -ovvio- non preoccuparti) e oggi me l’hanno restituita in un sacchetto di plastica (l’auto, non la vecchia). Tutto bene, tutto bene.

Ah…e a parte la testa. Ti avevo detto di quelle emicrania?

No, non sono passate, ma ho comprato una morsa, tra i cui capi è ormai mia consuetudine infilare la capoccia prima di addormentarmi.

Ah…e comunque non dormo. No, no no, neanche un po’.

Infatti ne sto approfittando per prendermi una seconda laurea in Filosofia Gestionale col Progetto Rai Nettuno. Tutto ok, tutto ok.

Ah…e poi la chitarra si è rotta. Si, è caduta dai fermi che la tenevano al muro del salotto quando ho cercato di abbattere il televisore acceso con una ciabatta. Il gatto non ha retto il peso, e neanche l’accelerazione per la caduta del grave, è stato grave. Ora giace sotto terra, in giardino, sotto il ciliegio. Non c’è male, no.

Magari mi rode un po’ per quell’appalto –ti ricordi?- quello per quel progetto nuovo del Comune… Capito? Si, si, quello che ci lavoravo da due mesi senza sosta, che mi è venuta l’ulcera e ho perso i capelli. Si, quello.

 L’abbiamo perso.

Cose che capitano. Va tutto bene.

L’importante è stare bene con se stessi.”

-          “hai ragione. Anche io sto bene con se stessi”

BUIO

 

 

 

# caro bloggo, lo so, è un po' che ti trascuro ma , credimi, è meglio così......

:)

 

In ascolto: Sergio Caputo - Tutto sembra a posto (quando il cielo è blu)

 

May 17

dai dai...

 
dai...cazzo...muoviti con con quel cavo jack...attacca sta spina alla ciabatta.. non quella, questa...quella è rotta, la dobbiamo buttare!!
dai...dai..muoviti...sei pronto?
oh ma l'hai sentito quel pezzo nuovo dei kyoto?? porca miseria che groove!
si si, ma io ce l'ho da un casino di tempo... ah e poi non ti ho detto che sono andato a vedere Sergio dal vivo
GRANDE!
Dai ragazzi che ho bisogno di un po' di funky, mi sto sentendo male
Anche io ragà...mi sveglio nel cuore della notte e penso a asfhlsdfjsdjasdjb
ABBASSA QUEL CAZZO DI VOLUMEEEE mi scassi le orecchie col distorsoreee!
(wahcuchucuwaahcuchucuwahcuchucu)
e tu con quei piatti...sei a posto? e le forchette ce le hai? si ok, dai, è uno stupido umorismo jazzistico...muoviti che non ce la faccio più!!
dai To', suonami un Em9...metti su un bel rhodes
e uan..ciù tri....
 
May 03

C.T.P.R. (Commento Tardivo Per Ritardati)

 
 
 
SIETE UNA MASSA DI CAPRE
 
 
 
April 23

1

 
Ribadisco:
 
Oh so long  for this night I prayed
That a star would guide you my way
To share with me this special day
Where a ribbon's in the sky for our love

If allowed may I touch your hand
And if pleased may I once again
So that you too will understand
There's a ribbon in the sky for our love


This is not a coincidence
And far more than a lucky chance
But what is that was always meant
Is our ribbon in the sky for our love, love

We cant lose with God on our side
Well find strength in each tear we cry
From now on it will be you and I
And our ribbon in the sky
Ribbon in the sky
A ribbon in the sky for our love
Stevie Wonder - A Ribbon In The Sky

 

Esattamente un anno fa devo aver pubblicato questa canzone bellissima sul mio blog.

Perchè... il perchè in realtà non lo potevo sapere, o meglio, non ne potevo essere consapevole come lo sono adesso. Quello, mio, era solo un desiderio confessabile a un compagno asettico e silenzioso quale è ed era già allora il Dromedario' Space. Ero già felice, ma malinconico e... basta, non era mia intenzione versare alcuna parola. Solo questa canzone, di nuovo, col ricordo di quella giornata indelebile nella memoria... di una musica che si avvera.

E basta.

;)

 


There's a ribbon in the sky for our love
April 06

Gli impermeabili (senza doppi sensi -.-)

 
L'immagine “http://www.galleriadellacanzone.it/canzoni/anni80/schede/impermeabili/img/cop_disco.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.
 
 
 
GLI IMPERMEABILI
1984 - P.Conte, Ed. Sugarmusic/L'alternativa
 
 
 Mocambo...
serrande abbassate
pioggia sulle insegne delle notti andate
... devo pensarci su ... pensarci su...
ma dipenderà ... dipenderà...
... quale storia tu vuoi che io racconti?...
... ah!... non so dir di no, no, no ... no ...no...

... e ricomincerà...
come da un rendez-vous...
parlando piano tra noi due...

Scendo giù a prendermi un caffè...
... scusami un attimo...
passa una mano qui, così,
sopra i miei lividi...
... ma come piove bene sugl'impermeabili...

 

Per ogni album intitolato "Paolo Conte" (1974, 1975, 1984), c'è una canzone che parla del Mocambo: locale avvolto, fin dal nome, da un'aura mitica, ma teatro di un mitico insuccesso - umano e imprenditoriale. 'Gli impermeabili', del 1984, è l'ultimo atto di tale trilogia iniziata con 'Sono qui con te sempre più solo' e proseguita ne 'La ricostruzione del Mocambo'. Il protagonista, spiega il medesimo Conte, è "Un uomo del dopoguerra che sogna al di là delle sue possibilità. Potenzialmente portato verso l'avventura, economicamente e sentimentalmente destinato al fallimento. Un uomo che ricomincia ogni volta a ricostruire sulle proprie rovine, e che, immancabilmente, rifà gli stessi errori.

E' proprietario di un bar che ha il favoloso nome di Mocambo. Di fatto, un misero locale. In pieno fallimento, trova comunque il curatore che gli offre un caffè e, bevendo insieme questo caffè, i due si abbandonano alla solitudine e all'incomunicabilità". La stessa incomunicabilità che affligge ogni legame sentimentale del protagonista, destinato a rifugiarsi nei propri sogni 'chiuso in sé, sempre di più'. Pure, ne 'Gli impermeabili', che è anche la canzone più ritmicamente incalzante della trilogia, nello scenario piovoso pare aprirsi uno spiraglio: "Ricomincerà, parlando piano tra noi due". Forse Conte ha deciso di concedere una chance all'elegante fallito? Una sua dichiarazione cancella ogni speranza: "'Gli impermeabili' è la visione notturna del mondo di avventura che chiama ancora una volta, che fa uscire il protagonista sotto la pioggia per l'ennesima ricostruzione del Mocambo e per l'ennesimo fallimento. (…) In seguito, non ho più scritto altre storie di questo individuo, perché si è messo in società e ciò sarebbe costato troppi caffè al curatore… " (da: "Conte - 60 anni da poeta", a cura di Enrico De Angelis, Franco Muzio Editore).
A quanto pare, nello scrivere il brano l'artista astigiano è partito dalla frase-chiave: "Come piove bene sugli impermeabili".

Lo schema della canzone richiama quello di 'Hemingway' e 'Max', due delle sue canzoni più amate. Il testo è breve, tanto che dopo un minuto e mezzo circa, la storia è già raccontata e al posto delle parole sale la musica, una melodia "circolare" con un'idea di crescendo che a ben guardare rimane volutamente sul posto. "Mi arrischio a dire che è una delle mie musiche migliori, un'aria di gusto americano moderno". Ad eseguirla, Conte chiamò alcuni dei suoi complici preferiti: musicisti di rango come Antonio Marangolo al sax, Jimmy Villotti alla chitarra, Ares Tavolazzi al basso, Ellade Bandini alla batteria, Mimmo Turone alle tastiere.

[http://www.galleriadellacanzone.it/canzoni/anni80/schede/impermeabili/impermeabili.htm]

Respect

 
Mi permetto di dissentire:
 
 
ri|spèt|to
s.m.
FO
1 sentimento o atteggiamento di stima e reverenza verso una persona che è o si ritiene superiore o particolarmente degna: ho un grande r. verso quell’uomo, cerca di comportarti con maggior r. verso tuo padre | spec. al pl., ossequio, espressione di reverenza: porti i miei rispetti alla signora; anche come formula di saluto: signore, i miei rispetti!
2 sottomissione ossequiosa verso un principio, un’istituzione, un’autorità: r. verso la repubblica
3 osservanza scrupolosa: si raccomanda il r. degli orari
4 sentimento di riguardo e di attenzione nei confronti degli altri, che trattiene dall’offendere, dal trattare bruscamente o in modo inadeguato: trattandolo così male hai dimostrato scarso r. di lui
5 riguardo, attenzione nei confronti di oggetti, beni, cose: tratta con r. quest’auto o la rovinerai

6 CO punto di vista, aspetto: abbiamo considerato la questione sotto ogni r.
7 TS lett., componimento poetico di origine popolare destinato al canto, diffuso spec. in Toscana, costituito da una stanza in ottave o sestine, con il quale il cantore rende omaggio alla donna amata

Varianti: respetto

Polirematiche
con rispetto parlando loc.avv. CO per scusarsi anticipatamente di espressioni forti o sgradevoli di rispetto loc.agg. TS mar., di ricambio, di scorta: ancora di r.; materiale di r., quello conservato a bordo o a terra, da utilizzare in sostituzione delle parti consumate o danneggiate rispetto a loc.prep. CO
1 relativamente a: r. a questa faccenda ho le idee poco chiare
2 in confronto a, a paragone di: r. a lui sono molto più alto rispetto umano loc.s.m. CO alta considerazione delle opinioni e delle reazioni altrui, che può portare a non esprimere liberamente le proprie convinzioni e a essere subordinato a fatti sociali esteriori e a convenienze mondane.
 
 
 
 
Mi permetto di dissentire, perchè mi sembra troppo limitato (e oserei dire paradossalmente "IRRISPETTOSO") riferirsi in questi termini alla parola RISPETTO.
Sarà forse una mia libera interpretazione della parola - puntatore a  un concetto -, ma io per rispetto intendo il primo e basilare sentimento da riservare ad ogni essere umano a prescindere dalla condizione di maggiore o minore empatia verso lo stesso.
Forse il "de mauro" è così al passo con i tempi da rendere la perdita di significato di questo termine: parla di persone superiori (!) o addirittura particolarmente degne...di sforzi...di trattenersi...di sottomissione (tutte parole che ho sottolineato).
Sarà che sono io quello esagerato, che metterebbe un braccialetto a tutti i bambini che nascono, che porterebbero a vita per ricordarsi sempre dell'importanza fondamentale di questo sentimento.
Ora andateveneaffanculobelliebrutti.
 
 
 
March 17

Stay little Valentine

 
My funny Valentine
Sweet comic Valentine
You make me smile with my heart
Your looks are laughable
Unphotographable
Yet you're my favourite work of art

Is your figure less than Greek
Is your mouth a little weak
When you open it to speak
Are you smart?

But don't change a hair for me
Not if you care for me
Stay little Valentine stay
Each day is Valentine's day

Is your figure less than Greek
Is your mouth a little weak
When you open it to speak
Are you smart?

But don't you change one hair for me
Not if you care for me
Stay little Valentine stay
Each day is Valentine's day

(My Funny Valentine, Rodgers and Hart)

 
 
 
 
Due note e il ritornello era già nella pelle di quei due
il corpo di lei madava vampate africane, lui sembrava un coccodrillo…
i saxes spingevano a fondo come ciclisti gregari in fuga
e la canzone andava avanti sempre più affondata nell’aria…
quei due continuavano, da lei saliva afrore di coloniali
che giungevano a lui come da una di quelle drogherie di una volta
che tenevano la porta aperta davanti alla primavera…
qualcuno nei paraggi cominciava a starnutire,
il vantilatore ronzava immenso dal soffitto esausto,
i saxes, ipnotizzati… dai movimenti di lei si spandevano
rumori di gomma e di vernice, da lui di cuoio…
le luci saettavano sul volto pechinese della cassiera
che fumava al mentolo, altri sternutivano senza malizia
e la canzone andava elegante, l’orchestra era partita, decollava…
i musicisti, un tutt’uno col soffitto e il pavimento,
solo il batterista nell’ombra guardava con sguardi cattivi…
quei due danzavano bravi, una nuova cassiera sostituiva la prima,
questa qui aveva gli occhi da lupa e masticava caramelle alascane,
quella musica continuava, era una canzone che diceva e non diceva,
l’orchestra si dondolava come un palmizio davanti a un mare venerato…
quei due sapevano a memoria dove volevano arrivare…
un quinto personaggio esitò
prima di sternutire,
poi si rifugiò nel nulla…
era un mondo adulto,
si sbagliava da professionisti...
(Boogie, Paolo Conte)
non ridere
non ridere
se mi vedi che mi scappa il piede e scivolo
un mio ritmo di passione
e di tentazione avrei
i tappeti dai palazzi
far volare saprei
non ridere
non ridere
se io cado inciampo e faccio per andarmene
siamo angeli stregati da infinita allegria
siamo angeli confusi
da una grande maestria
non ridere
non ridere
stringimi stringimi
parlami
abbracciami
abbracciami
abbracciami
io e te
lo sai
siamo esseri sensibili
siamo spiriti del mondo
sulla pubblica via
siamo angeli stregati
da infinita allegria
non ridere
abbracciami
(Non ridere, Paolo Conte)
 
Lontano lontano
oltre Milano
oltre i gasometri
oltre i manometri
oltre i chilometri
e i binari del tram
Lontano lontano
molto lontano
oltre l'acqua corrente
e l'elettricità
Là voglio arrendermi
in braccio a una musica
che chiude il discorso
delle affinità
(Molto lontano, Paolo Conte)
 
 

Do ut des ?

 
 
..si, forse è un po' tardi ed è anche domenica sera, ma chi se ne frega.. domani non ho impegni, posso far tardi, e ho voglia di scrivere questo cavolo di post che ho in testa da giorni. Oramai gli argomenti per eventuali interventi su questo blog mi balenano nella mente per qualche attimo in settimana, ma poi non ho mai tempo per fermarli su carta o comunque mi passa la voglia di pensarci seriamente o tantomeno di pubblicarne gli sviluppi.
Avevo in mente... tipo una lettera aperta... molto aperta... pure troppo aperta. Ma poi non ho voglia e sto lì a farmi duecento seghe mentali circa la forma, il lessico, "l'idea progettuale", "il pittoresco"...e mi vengono le occhiaie. Faccio altro. Ma, cazzo, adesso non ho proprio niente di meglio da fare che scrivere sta cosa, di togliermi un sassolino aguzzo dalla scarpa. Non so ancora che forma avrà sta cosa, ma intanto scrivo, vado a ruota libera. L'idea era quella di rivolgermi proprio a te, si si, a te che stai leggendo magari, o anche a te che magari non leggerai mai questo mio capriccio; a voi che mi avete conosciuto in modo blando per tantissimo tempo o in modo intenso per poco tempo. Scrivo direttamente sul blog, perciò sto rischiando di perdere tutto in caso di crash e/o di blackout, ma in fondo non me ne frega niente, in quel caso non scriverò più niente. Ma adesso che ci sono, che mi viene questa subdola curiosità, vorrei sinceramente sapere che cazzo di fine hai fatto tu. Tu che abiti la mia rubrica telefonica ma non compari mai sul display del mio cellulare a meno che non sia io, per sbaglio o per masochismo, a interpellarti. Tu che possiedi i miei recapiti (si si, guarda, abito sempre lì e i miei indirizzi di email sono sempre quei due lì) ma che non compari mai tra i miei "mittenti". Tu che non hai mai un cazzo di centesimo nel cellulare ma in realtà hai spesso voglia di sentirmi (-.-). Tu che magari non hai mai problemi di credito telefonico ma semplicemente ti sei dimenticato che esisto. Tu, che abbiamo condiviso pane e nutella e guardia e ladri e un pallone per anni e adesso neanche mi saluti ma dico chi cazzo credi di essere? Tu che mi hai tenuto ore al telefono di notte e te invece con cui ho bevuto liquore dal collo spaccato di una bottiglia? Tu che sei stato accolto a casa mia come un fratello e guidato per Bari dove cazzo sei andato a finire? Tu che ti sembra tutto normale, e tu che è solo un momento, e tu che invece chissà quale cazzo di sega mentale ti starai facendo sul mio conto e non me lo dici. Tu che non ti fai sentire perchè pensi che IO non mi faccio sentire. Tu che lavori troppo. Tu che non trovi lavoro perciò non hai tempo da perdere. Tu che ogni volta che ci incrociamo per strada ci promettiamo di prendere un caffè insieme qualche sabato e invece non lo facciamo mai. Dimmi dove sei finito. E anche tu che hai copiato i compiti da me o che me li hai fatti copiare, dove sei?
Ci ho pensato solo un attimo e mi è rimasta sta curiosità. A volte sembra che i rapporti finiscano nel momento in cui si interrompe un legame di utilità.
Adesso dimmi che non è così, ti prego, e spiegami, per la miseria, perchè a te non viene la stessa curiosità.
Ecco qua, mi scappava... l'ho fatta, buonanotte ai suonatori (bonanòtt e' sunatu'r)
 
March 02

I'm NOT saying I'm not a musician

 
 
Mercoledì 5 Marzo accorrete numerosi al Taylor's Coffee Blues di Bitritto, Bari per ascoltare un mio nuovo entusiasmante trio jazz:
 
1)AUTUMN LEAVES
2)A NIGHT IN TUNISIA
3)ON GREEN DOLPHIN STREET
4)ANGEL EYES
5)CARAVAN
6)BEAUTIFUL LOVE
7)WALTZ FOR RUTH
8)STELLA BY STARLIGHT
9)MR P.C.
10)FLY ME TO THE MOON
11)MISTY

 

Ricchi premi e cotijon (poi mi spiegate che cazzo significa e come si scrive...)

Pubblicità progresso: mi trovate ogni venerdì sera al Trabaccolo (Bari piazza Mercantile) dal vivo sempre e rogorosamente in playback (come ogni buon jazzista)

 

 


February 16

Il filo pericoloso delle cose

 

 
 
 
 
...MA CI PENSI MAI?.. A QUANTO E' FACILE DIRE UNA BUGIA E QUANTO INVECE E' DIFFICILE DIRE SEMPRE LA VERITA'?
NEL MIO MODO DI VEDERE LE COSE, LA VERITA' E' COME LA DIFFICOLTOSA COSTRUZIONE DI UNA RESIDENZA BELLISSIMA E ANTISISMICA CHE, STATISTICAMENTE, NON DOVREBBE CROLLARE MAI; LA MENZOGNA, INVECE, E' COME IL PASSATEMPO DI COSTRUIRE UN CASTELLO CON LE CARTE DA GIOCO: ALLA PRIMA CARTA MESSA NEL PUNTO SBAGLIATO, VIENE GIU' TUTTO.
ED E' UN ISTANTE...
February 03

Zen 0

 
 
 
 
 
Il pensiero personale zen di oggi è:
 
 
 
La tristezza è complicata
dannatamente complicata.
 
La felicità è semplice
incredibilmente semplice.
 
January 20

[senza titolo] #1

 
 
 

L'immagine “http://www.windoweb.it/guida/arte/arte_foto/informale%20_7.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

Hans Hartung - Senza Titolo 1958

 
 

Il racconto che segue è basato su due storie vere. Nel momento in cui vengono scritte, queste sono romanzate, al fine di rendere più incalzante e scorrevole la lettura e per separare l’uomo che pensa dallo scrittore che scrive e pubblica, assicurandogli il dovuto rispetto degli affetti, dei ricordi, dell’immaginazione, della creatività.

I protagonisti della prima parte sono X e Z, quelli della seconda parte sono X e Y, e sono personaggi inventati (infatti vi pare che qualcuno si potrebbe chiamare con certi nomi balordi?).

 

Dario

 

 

1. (X, Z)

 

non si erano “capiti”, ma “intuiti” a quella prima vista. in un racconto pieno di “forse”, come è legittimo in questo caso, la “recherche” dei due poteva assumere a quel tempo un che di decisamente proustiano. in realtà lei aveva già, o avrebbe dovuto avere, ma inconsapevolmente e incessantemente cercava. in verità lui non stava affatto cercando, seppure inconsapevolmente già aveva, o aveva avuto. e il formalismo che pregnava le loro chiacchiere su Parker, Donna Lee e l’improvvisazione sgocciolante delle tele di Pollock avrebbe potuto velocemente sgretolarsi in altre circostanze. circostanze che col senno di poi non si sarebbero verificate.

l’appuntamento era stato davanti a un piccolo bistrot a pochi passi da un noto palazzone di Ridolfi, ma lui ancora non lo sapeva.

in seguito la curiosità reciproca portò le loro idee a intrecciarsi nella pericolosa rete espressionistica dei frequenti dialoghi, in cui le vicende personali troppo si intingevano nel romanzesco dei rispettivi interessi artistici, e fu così che quella ricerca che forse fosse rimasta individuale li avrebbe arricchiti, fece si che due rette parallele si incontrassero in alcuni punti. nei punti sbagliati, ovvero in quelli giusti. perché in quei calici di vino bianco e nella sperimentazione di quelle tele a quattro mani c’era probabilmente qualcosa che, in quella tappa del loro cammino, li distoglieva dall’obiettivo reale della ricerca. e dire che lui non voleva affatto e lei non sapeva di farlo (di cercare).

e fu questa dicotomia di fondo a rendere quell’incrocio di binari un fatto problematico, giacchè quei punti di incontro erano in realtà dei punti all’infinito, geometricamente parlando, e due rette che si incontrano all’infinito non si incontrano mai. lui non lo sapeva ancora, e come avrebbe potuto d’altronde saperlo a quel tempo, ma io, che ero sicuramente la persona più vicina a lui, cominciai a rendermi conto di quanto quella esperienza avesse di illuminante per il suo percorso. e, nonostante non potessi affatto dirmi la persona più vicina a lei, credetti che potesse altrettanto esserlo per quello di lei, ma di ciò non potevo esserne certo. fu infatti in quello stesso momento che la contraddizione di fondo si esplicò, essendosi lei illusa di aver trovato, finendo col lasciare ciò che aveva per il surrogato di felicità del momento, e avendo terribilmente lui scoperto di aver avuto in un recente e vivo passato, e di sua mano perso, ciò che aveva da sempre cercato. i loro binari intrapresero percorsi divergenti, nuove o vecchie ricerche.

 

 

2. X + Y.

 

la sua sconfitta più grande aveva gli occhi dell’amore. quel sorriso che da solo ti riassume la bellezza del mondo, delle stelle, del cosmo intero. il suo corpo inconsapevolmente (e già che i corpi non hanno consapevolezza) gli aveva sempre parlato con un linguaggio immediato, diretto, che andava sempre a bersaglio, e avrebbe paradossalmente potuto sostituire gli emozionanti torrenti di parole con cui lei allegramente e timidamente lo ammaliava. lui questo non se lo era mai spiegato razionalmente, e non da subito si era reso conto che proprio ciò doveva essere significativo. ma a quel tempo, e io che già gli stavo vicino posso testimoniarlo, lui non era lui (col senno di poi). e non nel modo semplicistico di discolparsi di chi fa un errore madornale, ma con la consapevolezza di chi esce ammaccato da un tunnel e non può che constatare di averlo attraversato a fari spenti.

l’epifania di quel momento, della scoperta di aver perso, non fu in realtà tale come sembro averla dipinta, poiché il dubbio del suo errore si era insidiato in lui ancor prima dell’errore medesimo. ma le dinamiche delle sue reazioni e azioni in quel periodo sono persino a me, se non già a lui stesso, ancora oscure. perciò mi accontento e accontentiamoci di sapere che l’idea di una sconfitta incommensurabile ed irreparabile lo avrebbe accompagnato per sempre, probabilmente caratterizzando il suo agire di particolari disillusione e attenzione. ma a quel tempo non poteva neanche immaginare di poter essere così fortunato come poi si rivelò.

gli incontri che seguirono con la sua più grande occasione perduta gli rivelarono infatti (oltre alla certezza della propria imbecillità) che ciò che aveva considerato una panacea della propria delusione, ovvero una sincera amicizia con questa donna che profumava di musica, era cosa impossibile. gli eventi si susseguirono poi in modo naturale e razionalmente incontrollato, fino a scaturire un meraviglioso bacio nel parcheggio di un centro commerciale. le disse che l’amava, lasciando che per la prima volta la sua bocca scandisse quelle parole con la convinzione di chi, aperti gli occhi, comincia a vedere.

e con la stessa convinzione, affetta da un seppur minimo grado di obbiettività, e con la fermezza di chi non sa mentire, le disse che era la donna più bella del mondo.

 

 

January 03

I tuoi occhi

 

 

http://www.russianavantgard.com/Artists/chagall/chagall_promenade.jpg

Marc Chagall - La Promenade

I tuoi occhi

I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi

che tu venga all’ospedale o in prigione

nei tuoi occhi porti sempre il sole.

I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi

questa fine di maggio, dalle parti d’Antalya,

sono cosi, le spighe, di primo mattino;

i tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi

quante volte hanno pianto davanti a me

son rimasti tutti nudi, i tuoi occhi,

nudi e immensi come gli occhi di un bimbo

ma non un giorno han perso il loro sole;

i tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi

che s’illanguidiscano un poco, i tuoi occhi

gioiosi, immensamente intelligenti, perfetti:

allora saprò far echeggiare il mondo

del mio amore.

 

I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi

Così sono d’autunno i castagneti di Bursa

le foglie dopo la pioggia

e in ogni stagione e ad ogni ora, Istanbul.

 

I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi

verrà giorno, mia rosa, verrà giorno

che gli uomini si guarderanno l’un l’altro

fraternamente

con i tuoi occhi, amor mio,

si guarderanno con i tuoi occhi.

Nazim Hikmet         

 

Ti amo come se mangiassi il pane

Ti amo come se mangiassi il pane

spruzzandolo di sale

come se alzandomi la notte bruciante di febbre

bevessi l'acqua con le labbra sul rubinetto

ti amo come guardo il pesante sacco della posta

non so che cosa contenga e da chi pieno di gioia

pieno di sospetto agitato

ti amo come se sorvolassi il mare per la prima volta in aereo

ti amo come qualche cosa che si muove in me quando il

crepuscolo scende su Istanbul poco a poco

ti amo come se dicessi Dio sia lodato son vivo.

Nazim Hikmet            

             

 
December 22

LET me be misunderstood

 
 

L'immagine “http://static.blogo.it/artsblog/manray.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

Man Ray - Le violon d'Ingres

 
 
Parlami d'amore Mariù

AUTORE C.A. Bixio, E. Neri
ANNO DI REGISTRAZIONE 1934
INTERPRETE/I Tino Rossi
ORCHESTRA Jean Jacquin